Tecnologia solidale, otto casi che fanno scuola

Al terzo appuntamento di “Tecnologia solidale”, promosso dall’Intergruppo parlamentare sull’Innovazione, sono state presentate esperienze di start up, aziende, multinazionali e istituzioni che dimostrano come la tecnologia può salvare la vita

La tecnologia può salvare la vita, favorire l’inclusione sociale, contribuire alla qualità dell’esistenza quotidiana di molte persone con disabilità, far circolare preziose informazioni utili per vittime di disastri naturali o attentati. La tecnologia sta cambiando la vita – è stato ripetuto oggi al terzo appuntamento di “Tecnologia solidale” promosso dall’Intergruppo parlamentare sull’Innovazione presieduto dal deputato di Forza Italia Antonio Palmieri –; ma non è una rivoluzione: “è una faticosa e quotidiana (a volte lenta) evoluzione. Come lo è la vita”.

Lo hanno testimoniato piccole e grandi realtà, start up o aziende multinazionali.

Esperienze come quella di fightthestroke.org, creato da Roberto D’Angelo e Francesca Fedeli, dopo la nascita del figlio con un ictus perinatale, malattia “che non lascia scampo”, ma che non ha scoraggiato i due genitori che hanno usato la tecnologia per “abbattere le distanze e avere informazioni”, raggiungendo centinaia di famiglie nel mondo con lo stesso problema, facendo così circolare informazioni utili mettendole in rete per migliorare la qualità della vita di bambini sopravvissuti all’ictus, e insieme stabilendo contatti stabili e continui. E inoltre promuovendo una tecnologia utile alla riabilitazione. “Una tecnologia che entra nei processi, cambiando non solo il modo in cui si fanno le cose, ma anche il senso stesso che le orienta”.

O quella del “Do Solidale” dell’App sviluppata da Hugdonazioni.it, che consente in modo trasparente e tracciabile di fare donazioni a singoli progetti di Onlus qualificate e di condividerne fino in fondo (abbracciarne, hug, in inglese) gli obiettivi con un’informazione costante su come procede il progetto finanziato.

Il Banco della Tecnologia Solidale di Torino, ancora, che raccoglie prodotti tecnologici dismessi, li rigenera e li distribuisce a chi non può permetterseli. Ma subisce, ha detto il presidente Bruno Calchera, una cattiva informazione che non riesce a far sapere, da un lato a realtà del Terzo settore o parrocchie, che si può accedere a questa risorsa gratuita, e dall’altra a molte aziende che buttano via vecchi Pc obsoleti non sapendo che a molti possono essere ancora più che utili…

Fonte

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/5 (0 votes cast)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

15 − otto =